Lo stemma della Casa Guerri dall’Oro Gallone non è un’immagine fissa, ma il sedimento araldico di una storia lunga oltre sette secoli. Ogni partizione, ogni smalto, ogni figura conserva la memoria di una casata che si è unita alle altre per via di matrimonio. Seguirne l’evoluzione, passo dopo passo, significa ripercorrere la genealogia stessa della famiglia: dal leone dei Conti Guidi di Toscana fino al grande inquartato dei Principi di Tricase e di Moliterno.
I Conti Guidi (origine)
La famiglia comitale dei Guidi fu una delle maggiori casate feudali toscane del Medioevo. La dinastia prende avvio con il Conte Guido I nel X secolo. La sua arma più antica è semplice, come tutte le armi delle origini: un leone rampante di rosso in campo d’argento.
« Guido Guerra »
Celebre tra i Guidi è la serie dei « Guido Guerra », soprannome che — secondo il Boccaccio — nasceva da un’innata vocazione alle armi. Guido Guerra I frequentò la corte di Matilde di Canossa, che nel 1099 lo dichiarò figlio adottivo. In questa fase il leone si fa più marziale, sovrapposto alla partizione dello scudo.
I Conti Guidi, Conti Palatini di Toscana
Con la protezione imperiale di Federico Barbarossa e poi di Federico II — che nel 1217 conferma ai Guidi un elenco di circa duecento feudi — l’arma si consolida nella forma che resterà canonica. Gli stemmi antichi usavano spesso una sola coppia di colori: i Conti Guidi adottano lo scudo inquartato in croce di Sant’Andrea, di rosso e d’argento.
I Conti Guidi di Porciano
Alla divisione del grande dominio guidingo nascono quattro rami. Tegrimo VI dà vita ai Conti di Porciano. Qui si compie un passaggio araldico decisivo: ogni ramo, pur conservando la partizione originale dello stemma, adotta una bicromia particolare. I Porciano mantengono la croce di Sant’Andrea ma ne mutano gli smalti — il rosso cede il posto al verde. È questo il momento in cui il verde entra nella lignea, per non lasciarla più.
Motto: « Chi ha la bona fama et poi la perde, racquistare la puo’ ma non si verde ».
Guerra / de Guerris / Guerri
Tra i discendenti di Tegrimo VI, Guido « Zeffiro » e il figlio Giovanni perdono ogni bene nel 1336 a vantaggio della Repubblica di Firenze. Il nipote Pietro si trasferisce a Siena e, perduto il rango feudale, deve assumere un cognome per essere annoverato tra i cittadini: nei documenti compare ora come Guerra, Guerrae, de Guerris, Guerri. La bicromia bianco-verde è conservata, ma la partizione diviene tipicamente ghibellina: sbarra d’argento in campo verde.
I Guerri
Stabilizzato ormai il cognome, i Guerri ottengono l’iscrizione al patriziato di Siena. Allo scudo si aggiungono sei stelle d’oro, simbolo di nobiltà frequente nel Cinquecento.
Motto: « Dalla guerra alla pace ».
I dall’Oro
Originari di Padova (1200), dove erano detti « da Rio », i dall’Oro si trasferiscono a Treviso intorno al 1300 e prendono nome dall’arte orafa che praticavano. Annoverati tra i nobili di Treviso, diedero Gonfalonieri di Giustizia e Capitani del Popolo a Bologna nel XV secolo. La loro arma parlante unisce la stella d’oro in campo d’azzurro e il fascio di spighe d’oro. La casata si estingue con Dejanira dall’Oro (1835–1900).
Motto: « Nihil ab auro potest qui aeternum non est ».
I Guerri dall’Oro
Nel 1862 il nobile Pietro Giovanni Guerri (1819–1880), ufficiale alla Corte Granducale di Toscana, sposa Dejanira dall’Oro, ultima della sua casa, e ne aggiunge il cognome al proprio. Le due armi si fondono in un inquartato: nel 1° e 4° i Guerri, nel 2° e 3° i dall’Oro. È la nascita araldica del nome composto.
I Gallone
Stefano II Gallone (1601–1662) ottiene il titolo di Principe di Tricase nel 1651. Giuseppe Gerardo Gallone, 6° Principe di Tricase, sposa Emanuela Pignatelli, erede dei Principati di Moliterno e di Marsiconovo. La loro arma parlante è un gallo posato su un monte di verde (gallo → Gallone), sormontato da una cometa d’oro su capo d’azzurro. La casata si estingue con Maria Bianca Gallone, 10ª Principessa di Tricase (1895–1982).
Motto: « Nunc et semper ».
Guerri dall’Oro Gallone, Principi di Tricase e di Moliterno
Tutte le linee confluiscono in un’unica arma. Per il provvedimento di Re Umberto II del 19 novembre 1967 fu concesso ad Aldo Guerri dall’Oro il titolo di Conte, e alla moglie Simonetta della Posta — figlia di Maria Bianca Gallone, ultima Principessa di Tricase — quello di Contessa. Con Decreto del Ministro di Grazia e Giustizia del 21 gennaio 1999, i discendenti assumono il cognome Guerri dall’Oro Gallone di Tricase e di Moliterno.
L’arma riflette esattamente questa storia: lo stemma è quello dei Guerri dall’Oro, sul quale si inserisce quello dei Gallone. Sull’inquartato Guerri e dall’Oro si pone in cuore lo scudetto al gallo dei Gallone; il tutto è cimato dalla corona di principe.
Il blasonamento ufficiale recita: inquartato — nel 1° e 4° di verde alla sbarra d’argento accompagnata da sei stelle d’oro (Guerri); nel 2° e 3° troncato di tre: nel 1° d’azzurro alla stella d’oro, nel 2° di rosso al fascio di spighe d’oro passate in anello, nel 3° fasciato di sei d’argento, d’oro e di rosso (dall’Oro); sul tutto, lo scudetto Gallone.
In questo solo scudo si compendia l’intera vicenda della Casa: la stirpe toscana dei Conti Guidi divenuta Guerri a Siena, la fusione con i dall’Oro del Veneto, e l’eredità meridionale dei Gallone, Principi di Tricase e di Moliterno. Un’araldica che è, insieme, un albero genealogico.